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La canonizzazione di Maria Goretti

La canonizzazione di Maria Goretti

Il racconto della sua elevazione agli onori dell’altare

Intanto partiamo con un’errata corrige. Ci sono tre volte in cui chiamo la madre di Maria, “Maria”, solo dopo uso il suo nome esatto “Assunta”. Non so da dove sia venuta questa svista e me ne scuso.

La puntata verte in gran parte su come e perché Maria venne fatta santa e si può dire, quasi, che se il momento storico fosse stato diverso ora non apparirebbe sui nostri calendari al sei di luglio.  In queste righe ci preme soffermarci sul clima politico e sociale che precedette la sua canonizzazione.

I costumi erano cambiati e molto; gli americani, sbarcati in Sicilia, avevano portato un’onda di vitalità in netto contrasto con l’austerità in cui stavamo vivendo. Vi furono molti matrimoni, ma anche molte promesse infrante; le donne cominciarono a fumare liberamente, a uscire, a tirarsi la gonna al ginocchio o poco sopra, ad amoreggiare con soldati ed ufficiali. Tutto comprensibile, se si pensa da quanti anni l’Europa era in guerra e se si considera che l’euforia è un arma potentissima per smuovere gli animi delle persone.  Questo mutamento, che non si arrestò, spaventò molto i cattolici, laici e non, che vedevano crollare il mondo dove avevano sempre vissuto.

Questa non è sede per discutere di patriarcato o controllo sociale delle donne, ma possiamo dire che si temeva la nostra crescente libertà, perché andava a minare un sistema sociale antichissimo e comune a tutto il mondo occidentale (non dimentichiamo che in America vi furono donne uccise perché si rifiutarono di tornare dentro le mura di casa). E Maria faceva al caso giusto. Il modello perfetto per giovani giudicate troppo intraprendenti. Il messaggio era chiaro: pagate con la vita, ma non cedete alla tentazione di sottomettervi. Il messaggio dato durante la cerimonia di santificazione era chiarissimo, in contrasto con dottori della chiesa quali Sant’Agostino. Lui stesso, secoli addietro, si era pronunciato a favore delle donne vittime di stupro, asserendo che non vi fosse in loro nessuna colpa o impudicizia se sceglievano di salvarsi la vita.

Noi speriamo d’aver reso il ritratto di Maria per quel che era, una bambina illetterata, costretta alla povertà e vittima di un destino non scelto. Lo stesso si può dire del suo assassino: Alessandro era vittima del medesimo sistema e compì un atto ingiustificabile per uscirne. L’immagine che abbiamo scelto è volutamente provocatoria: una ragazzina-donna (per altro bionda, sappiamo che Maria era mora) con le mani giunte, sotto il coltello di un uomo alto e possente. Maria era gracile, non certo così tonda, e Alessandro era tutt’altro che imponente.  Furono la miseria e il sistema fondiario a portare Maria, Alessandro e migliaia di altre anonime vittime alla morte o a fini altrettanto terribili.

La prima puntata di questa serie di due si trova qui.


Fonti bibliografiche:
  • “Maria Goretti. Una santa nel quotidiano” Dino de Carolis, ed. Paoline, 2000
  • “Povera santa, povero assassino” Giordano Bruno Guerri, Mondadori, 2001
Musiche di sottofondo usate per la puntata:

Entrambi i brani sono sotto licenza Creative Commons e si possono ascoltare o scaricare liberamente da Jamendo.

Immagine di copertina:
Illustrazione del 1947 che ritrae il martirio di Maria Goretti.
Illustrazione del 1947 che ritrae il martirio di Maria Goretti.

La vita nell’Agro Pontino ai tempi di Maria Goretti

La vita nell’Agro Pontino ai tempi di Maria Goretti

Uno sfondo storico-sociale a cavallo fra fine ‘800 e inizi del ‘900

In questa e nella prossima puntata, ci occuperemo di Santa Maria Goretti, elevata agli altari come martire nel 1950. In questa prima parte abbiamo stretto l’obiettivo sulla vita dei contadini nell’Agro Pontino fra fine ‘800 e primissimo ‘900, cercando di mostrare la miseria materiale e, talvolta, spirituale, in cui versavano le masse contadine sfruttate dai latifondisti fino allo sfinimento. Maria nacque povera e morì povera, in un contesto sociale ai limiti della sopravvivenza, dove, di avere dei diritti, non c’era nemmeno da parlarne.

L’ultima parte della puntata è dedicata alla vita religiosa e agli insegnamenti della chiesa tipici di quel periodo, trattati, non solo per amore di storia, ma perché necessari per dare un quadro a tutto tondo della sua esistenza.

Nell’episodio Maria Goretti appare in modo limitato, una figura sullo sfondo di un quadro molto più ampio, ma che serve a mostrare uno spaccato dell’Italia che sembra lontano e non lo è.


Fonti bibliografiche:
  • “Maria Goretti. Una santa nel quotidiano” Dino de Carolis, ed. Paoline, 2000
  • “Povera santa, povero assassino” Giordano Bruno Guerri, Mondadori, 2001
Musiche di sottofondo usate per la puntata:
  • Rêverie, L.68” di Claude Debussy, eseguito da OnClassical.
  • Susan” di Vvsmusic, per la parte dei ringraziamenti.

Entrambi i brani sono sotto licenza Creative Commons e si possono ascoltare o scaricare liberamente da Jamendo.

Immagine di copertina:
Mappa della campagna di Roma
Giovanni Antonio Magini – Tavola 42 dell’Italia (1604), pubblicata dal figlio Fabio (1620). Fonte: Wikimedia Commons

Jacopo Aconcio: il teologo della tolleranza

La figura di un filosofo poco noto ma dal pensiero stranamente moderno, lucido, ed aperto.

Quando siamo arrivati a casa, in Val di Sole, avevamo in testa un’altra puntata, poi, appena arrivati la figura di Jacopo Aconcio è arrivata alla nostra attenzione. Nessuno di noi due lo conosceva, ma siamo rimasti colpiti dal suo pensiero, tanto che abbiamo deciso di abbandonare l’idea originaria e fare una puntata su di lui.

Il pensiero di quest’uomo poliedrico, complesso ed interessante merita di essere approfondito, speriamo di esserci riusciti nel modo giusto.  Lo studio della filosofia me lo sono lasciato alle spalle quasi vent’anni fa e approcciarsi di nuovo allo studio del pensiero ha richiesto un certo “riambientamento” da parte mia non tanto per la sua difficoltà, quanto piuttosto per l’interiorizzazione dei suoi contenuti, passaggio necessario per renderlo comprensibile attraverso le mie parole.

Ad Ossana, paese natale di Jacopo o della sua famiglia, si trova, al limitare della piazza, una  piccola via a lui dedicata a poche centinaia di metri dal Castello di San Michele che, al tempo di Jacopo, era ancora vivo e vitale.

Una piccola precisazione, al tempo di Jacopo l’Imperatore era Ferdinando I, fratello di Carlo V, questi abdicando passò proprio a Ferdinando la corona imperiale mentre il figlio Filippo prese quella di Spagna. Filippo non governò mai quindi il Sacro Romano Impero, ma rimase una figura di grande rilievo nella sua famiglia che alla corona imperiale era legata strettamente. Nel podcast si può avere l’impressione che l’Impero fosse diviso in due politicamente, la divisione era invece religiosa e la parte spagnola, benché fuori dal governo formale aveva ancora gran voce in capitolo. Andando a braccio a volte mi esprimo dando per scontate delle cose e me ne accorgo solo quando andiamo in fase di montaggio. Me ne scuso.

Infine un lapsus, di nuovo emerso in fase di montaggio, ovviamente a Maria non succedette Elisabetta II che avrebbe ora ben 450 e passa anni, ma Elisabetta I.

Ringraziamo la Biblioteca di Ossana per il materiale che ci ha gentilmente procurato e per il tempo dedicatoci.


Fonti bibliografiche:
  • “Storia di una doppia censura, gli Stratagemmi di Satana di Jacopo Aconcio nell’Europa del seicento”, di Giorgio Caravale, Edizioni della Normale 2013.
  • Articolo sulla biografia e sul pensiero di Jacopo Aconcio a cura di Oscar Andreis.
Musiche di sottofondo utilizzate in questo episodio:
  • Stabat Mater” di Domenico Scarlatti, interpretato da The Tudor Consort;
  • Susan” di Vvsmusic, per la parte dei ringraziamenti;
  • Hyperfun” di Kevin MacLeod (incompetech.com) per i bloopers finali.

Tutti i brani sono distribuiti sotto licenza Creative Commons.


Foto scattate durante la registrazione: