Archivi tag: Morti per morte violenta

Elisabetta di Baviera: da Possenhofen a Vienna

Elisabetta di Baviera: da Possenhofen a Vienna

I primi anni di matrimonio fra Elisabetta e Francesco Giuseppe e, sullo sfondo, i moti del 1848 e la Guerra di Crimea

Elisabetta di Wittelsbach, duchessa in Baviera cominciò la propria vita come una delle tante nobili che popolavano le terre mitteleuropee, almeno fino al momento in cui l’Imperatore d’Austria e suo primo cugino, Francesco Giuseppe,  decise di prenderla in moglie; il matrimonio ebbe luogo nel 1854.

Elisabetta, meglio nota alle masse come Sissi, è una figura iconica entrata nell’immaginario collettivo grazie anche ai film che le furono dedicati negli anni ’50. Tuttavia la sua rappresentazione è, purtroppo, ben lontana dalla realtà.

Donna malinconica, introversa, incline alla depressione, ribelle, polemica, intelligente, insofferente alle regole, visse anni di grande sofferenza psichica che ebbero effetti su tutta la famiglia e, in particolare, sul suo matrimonio con Francesco Giuseppe.  La sua vita si snodò in anni ricchissimi di eventi politici di grande rilevanza che, durante le puntate, andremo a vedere di volta in volta.

In questa ripercorriamo la sua infanzia, il fidanzamento e i primi anni di matrimonio, mentre sullo sfondo si ebbero i moti del 1848 e la Guerra di Crimea del 1853 che portò gravi conseguenze politiche alla corte asburgica.  La puntata si chiude con la morte della primogenita, Sofia, e mentre nella famiglia di Elisabetta accadevano molti lieti eventi, all’orizzonte si andava profilando la Seconda Guerra d’Indipendenza.


Fonti bibliografiche:
  • “Sissi” Brigitte Hamann, ed. Tea, 1999
  • “Francesco Giuseppe: il lungo declino degli Asburgo” Alan Palmer, Mondadori, 1995
Musiche di sottofondo usate per la puntata:

Entrambi i brani sono sotto licenza Creative Commons e si possono ascoltare o scaricare liberamente da Jamendo.

Inizialmente avevamo pensato di mettere come sottofondo qualcosa di Johann Strauss II, ma sembra che la sua produzione musicale sia composta solo da valzer, polche, quadriglie e marce, che non si adattavano molto bene al tema un po’ malinconico della puntata. Abbiamo quindi scelto questo brano di Liszt, composto fra il 1849 ed il 1850.

Immagine di copertina:
Franz Adam (1815-1886): Kaiserin Elisabeth von Österreich zu Pferd. Fonte: Wikimedia Commons.

La canonizzazione di Maria Goretti

La canonizzazione di Maria Goretti

Il racconto della sua elevazione agli onori dell’altare

Intanto partiamo con un’errata corrige. Ci sono tre volte in cui chiamo la madre di Maria, “Maria”, solo dopo uso il suo nome esatto “Assunta”. Non so da dove sia venuta questa svista e me ne scuso.

La puntata verte in gran parte su come e perché Maria venne fatta santa e si può dire, quasi, che se il momento storico fosse stato diverso ora non apparirebbe sui nostri calendari al sei di luglio.  In queste righe ci preme soffermarci sul clima politico e sociale che precedette la sua canonizzazione.

I costumi erano cambiati e molto; gli americani, sbarcati in Sicilia, avevano portato un’onda di vitalità in netto contrasto con l’austerità in cui stavamo vivendo. Vi furono molti matrimoni, ma anche molte promesse infrante; le donne cominciarono a fumare liberamente, a uscire, a tirarsi la gonna al ginocchio o poco sopra, ad amoreggiare con soldati ed ufficiali. Tutto comprensibile, se si pensa da quanti anni l’Europa era in guerra e se si considera che l’euforia è un arma potentissima per smuovere gli animi delle persone.  Questo mutamento, che non si arrestò, spaventò molto i cattolici, laici e non, che vedevano crollare il mondo dove avevano sempre vissuto.

Questa non è sede per discutere di patriarcato o controllo sociale delle donne, ma possiamo dire che si temeva la nostra crescente libertà, perché andava a minare un sistema sociale antichissimo e comune a tutto il mondo occidentale (non dimentichiamo che in America vi furono donne uccise perché si rifiutarono di tornare dentro le mura di casa). E Maria faceva al caso giusto. Il modello perfetto per giovani giudicate troppo intraprendenti. Il messaggio era chiaro: pagate con la vita, ma non cedete alla tentazione di sottomettervi. Il messaggio dato durante la cerimonia di santificazione era chiarissimo, in contrasto con dottori della chiesa quali Sant’Agostino. Lui stesso, secoli addietro, si era pronunciato a favore delle donne vittime di stupro, asserendo che non vi fosse in loro nessuna colpa o impudicizia se sceglievano di salvarsi la vita.

Noi speriamo d’aver reso il ritratto di Maria per quel che era, una bambina illetterata, costretta alla povertà e vittima di un destino non scelto. Lo stesso si può dire del suo assassino: Alessandro era vittima del medesimo sistema e compì un atto ingiustificabile per uscirne. L’immagine che abbiamo scelto è volutamente provocatoria: una ragazzina-donna (per altro bionda, sappiamo che Maria era mora) con le mani giunte, sotto il coltello di un uomo alto e possente. Maria era gracile, non certo così tonda, e Alessandro era tutt’altro che imponente.  Furono la miseria e il sistema fondiario a portare Maria, Alessandro e migliaia di altre anonime vittime alla morte o a fini altrettanto terribili.

La prima puntata di questa serie di due si trova qui.


Fonti bibliografiche:
  • “Maria Goretti. Una santa nel quotidiano” Dino de Carolis, ed. Paoline, 2000
  • “Povera santa, povero assassino” Giordano Bruno Guerri, Mondadori, 2001
Musiche di sottofondo usate per la puntata:

Entrambi i brani sono sotto licenza Creative Commons e si possono ascoltare o scaricare liberamente da Jamendo.

Immagine di copertina:
Illustrazione del 1947 che ritrae il martirio di Maria Goretti.
Illustrazione del 1947 che ritrae il martirio di Maria Goretti.

La vita nell’Agro Pontino ai tempi di Maria Goretti

La vita nell’Agro Pontino ai tempi di Maria Goretti

Uno sfondo storico-sociale a cavallo fra fine ‘800 e inizi del ‘900

In questa e nella prossima puntata, ci occuperemo di Santa Maria Goretti, elevata agli altari come martire nel 1950. In questa prima parte abbiamo stretto l’obiettivo sulla vita dei contadini nell’Agro Pontino fra fine ‘800 e primissimo ‘900, cercando di mostrare la miseria materiale e, talvolta, spirituale, in cui versavano le masse contadine sfruttate dai latifondisti fino allo sfinimento. Maria nacque povera e morì povera, in un contesto sociale ai limiti della sopravvivenza, dove, di avere dei diritti, non c’era nemmeno da parlarne.

L’ultima parte della puntata è dedicata alla vita religiosa e agli insegnamenti della chiesa tipici di quel periodo, trattati, non solo per amore di storia, ma perché necessari per dare un quadro a tutto tondo della sua esistenza.

Nell’episodio Maria Goretti appare in modo limitato, una figura sullo sfondo di un quadro molto più ampio, ma che serve a mostrare uno spaccato dell’Italia che sembra lontano e non lo è.


Fonti bibliografiche:
  • “Maria Goretti. Una santa nel quotidiano” Dino de Carolis, ed. Paoline, 2000
  • “Povera santa, povero assassino” Giordano Bruno Guerri, Mondadori, 2001
Musiche di sottofondo usate per la puntata:
  • Rêverie, L.68” di Claude Debussy, eseguito da OnClassical.
  • Susan” di Vvsmusic, per la parte dei ringraziamenti.

Entrambi i brani sono sotto licenza Creative Commons e si possono ascoltare o scaricare liberamente da Jamendo.

Immagine di copertina:
Mappa della campagna di Roma
Giovanni Antonio Magini – Tavola 42 dell’Italia (1604), pubblicata dal figlio Fabio (1620). Fonte: Wikimedia Commons

Donne fra stregoneria e santità

Spesso il nostro podcast si è occupato di donne, questa volta non ci siamo soffermati su una o più figure particolarmente note, ma abbiamo fatto una puntata-riflessione sulla condizione femminile e sul suo rapporto fra santità e stregoneria.

Non occorre andare troppo indietro per tornare a tempi in cui le donne erano considerate “inferiori” (il delitto d’onore è stato abolito non tantissimi anni fa e la “fuitina,” ancora negli anni sessanta, era spesso un comodo modo per dire “stupro” senza pagarne il prezzo). Per molti secoli le donne sono state incatenate, imbavagliate, vendute, private di ogni diritto legale o civile che fosse (quando, a dire il vero, del “diritto” esisteva a mala pena la nozione); a una donna restavano poche scelte: o viveva la vita che la società aveva preparato per lei o, in un qualche modo, se ne tirava fuori. Due categorie hanno scelto di rompere, a modo loro, le barriere: le sante e le streghe.

Coloro che abbracciavano la via della santità si tiravano fuori da matrimonio e maternità, si autoesiliavano spesso dal mondo tentatore, si fustigavano  per pagare il dazio del nostro peccato di nascita, si privavano del cibo per fare penitenza, ma in definitiva erano libere. Cambiavano catene imposte con altre che si erano scelte da sole e, in un mondo dove le donne non avevano scelta, era cosa non da poco. Spesso sotto l’occhio dell’Inquisizione (curiosamente furono più spesso le sante dei santi ad essere inquisite) vissero una vita dura, tribolata, spose di Nostro Signore Gesù Cristo, che avevano abbracciato liberamente e spesso contro il parere della famiglia.

Nel rovescio della medaglia troviamo le streghe, spesso donne nate con un marchio sociale imposto già alla nascita (una famiglia problematica, una qualche particolarità fisica…) e in contesti poveri, spesso lasciate sole a sbarcare il lunario, altrettanto spesso custodi di saperi antichi e, in definitiva, le figure perfette su cui poter posare gli occhi e pensare “è una strega”; e se tutti lo pensavano perché non esserlo? Perché non dare alle proprie fatiche, dolori, pericoli, sofferenze il sapore del potere derivante dall’essere una strega? Perché non essere colei che salva o  maledice i raccolti e le greggi? Se proprio si doveva essere una outsider tanto valeva farlo secondo le proprie regole e convinzioni.  Spesso ambasciatrici di un paganesimo che andava morendo, soffocato dal cattolicesimo, le streghe andarono incontro al rogo o alla ruota pur di vivere libere dalle catene della società. Anche loro scelsero catene diverse, ma proprie, con cui vivere la vita.

Che guarissero o uccidessero, che salvassero o dannassero, che vedessero il Cristo che mostrava loro ammiccante il costato o che credessero di far l’amore col Diavolo, che pensassero di volare o di levitare poco importa; furono, comunque, vittime di una società che di donne dotate di un minimo di indipendenza non ne voleva sapere. Sorelle nel loro martirio, vissero e morirono, se non altro, a modo loro.


Fonti bibliografiche:
  • “Sante medichesse e streghe nell’arco alpino; atti del Convegno Università Popolare Val Camonica-Sebino 24-25 aprile 1993”, a cura di Roberto Andrea Lorenzi, Praxis 3, 1994.
  • Massimo Prevideprato, “Le streghe del Tonale”, editrice S.Marco, 1976
  • “Ci chiamavano streghe – la caccia alle streghe nelle valli alpine e in Italia nei secoli XVI e XVII; atti del convegno ‘Incontri Tra/Montani’ edizione XVIII”, Edizioni Giuseppe Laterza, 2008.
Musiche di sottofondo utilizzate in questo episodio:
  • Una notte sul monte Calvo” di Modest Mussorgsky, interpretato dalla Skidmore College Orchestra diretta da Anthony Holland (brano in pubblico dominio);
  • Susan” di Vvsmusic, per la parte dei ringraziamenti (licenza creative commons);
  • Hyperfun” di Kevin MacLeod (incompetech.com) per le papere finali (licenza creative commons).
Immagine di copertina:

Depart pour le Sabbat” (1910), di Albert Joseph Pénot. Fonte: Wikimedia Commons.


Foto scattate durante la registrazione:
Registrazione dal vivo a Pejo (1 di 3)
Registrazione dal vivo a Pejo (1 di 3)
Registrazione dal vivo a Pejo (2 di 3)
Registrazione dal vivo a Pejo (2 di 3)
Registrazione dal vivo a Pejo (3 di 3)
Registrazione dal vivo a Pejo (3 di 3)

Le foto sono di Alessandro Cabrini.

Maria di Scozia: “Nella mia fine è il mio principio”

Il processo e l’esecuzione di Maria di Scozia furono l’inevitabile conclusione di una situazione politica sempre più complessa dove la sua stessa esistenza costituiva una spina nel fianco per Inghilterra e Scozia dove suo figlio regnava con lo spettro incombente della madre.

In quest’ultima puntata analizziamo l’ultimo periodo della vita di Maria, grossomodo dal 1583 al 1587 anno della sua morte.  Come già detto in puntata col tempo la stessa vita di Maria venne giudicata incompatibile con la vita di Elisabetta, la sua figura poteva diventare centro di raccolta per scontenti o per cattolici che avessero in animo di restaurare il cattolicesimo e fu questo in definitiva che ne decretò la fine. La sua semplice esistenza in terra inglese divenne intollerabile e poiché era prigioniera si decise di toglierla di mezzo. Il complotto Babington fu quasi un “non complotto” visto che non si mise mai in atto e visto che Francis Walsingham fu sempre aggiornato degli eventi, tanto che intervenne solo quando ritenne di avere abbastanza materiale per arrestare Babington e gli altri congiurati e, infine, di poter mettere sotto processo anche Maria.

Delle accuse mossele, aver ucciso Darnley, aver concordato con Bothwell il suo rapimento, la sua partecipazione ai complotti mentre era in carcere, ben poche sono vere. Sicuramente ella fu messa spesso al corrente delle trame che si tessevano per liberarla, ma probabilmente non fu mai messa al corrente di tutto quel che sarebbe stato necessario fare per renderla libera. Solo verso la fine iniziò a considerare come sacrificabile la vita di chi la teneva in catene, anche se, a Babington, scrisse che approvava il piano in linea di principio e non scrisse mai a chiare lettere che comandava la morte di Elisabetta. Certo Maria non seppe mai destreggiarsi nella palude della politica scozzese e mancò di quell’acume politico necessario a un sovrano, ma non fu mai educata a sviluppare queste naturali mancanze.

Fidandomi troppo di me stessa ho erroneamente datato il complotto Babington al 1585, ebbe luogo  invece l’estate seguente, nel 1586.

Puntate precedenti su Maria di Scozia:


Fonti bibliografiche:
  • Fraser Antonia “Mary Queen of Scost” 1969, London ed. Weidenfeld & Nicolson
  • Weir Alison “Elizabeth the Queen” 1998, London ed. Pimlico
Musiche di sottofondo utilizzate in questo episodio:
  • Lamentations I” di Thomas Tallis, interpretata dai Tudor Consort;
  • Susan” di Vvsmusic, per la parte dei ringraziamenti.

Tutti i brani sono distribuiti sotto licenza Creative Commons.