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Charlie Chaplin: vita e morte del Vagabondo

Charlie Chaplin: vita e morte del Vagabondo

Dall’indipendenza artistica  fino all’esilio europeo e alla morte.

Nell’episodio precedente abbiamo visto il periodo che andava dalla difficile infanzia di Chaplin fino al suo arrivo alla Keystone.

In questa puntata ci occupiamo di un largo lasso di tempo che va dall’indipendenza artistica di Chaplin fino alla sua maturità e morte e, del personaggio del Vagabondo.

Suo marchio di fabbrica, il Vagabondo lo accompagnò per più di vent’anni allegoria dell’uomo vessato, pressato e spesso perdente in una società altamente capitalista, ma che si rialza sempre o quasi.

I suoi lungometraggi, di cui consigliamo la visione, sono la sintesi perfetta del pensiero chapliniano e non è raro sorridere, piuttosto che ridere.

Ci siamo occupati della sua intricata vita personale, ma ci siamo volutamente astenuti dal trattare le teorie “da gossip” che negli anni sono uscite per spiegare la sua preferenza per le donne più giovani di lui. A questo proposito vi rimandiamo, soltanto, alla scelta registica fatta da Richard Attenborough nel suo “Charlot” dove la stessa attrice impersona due suoi grandi amori. Personalmente concordo.

Allo stesso modo non abbiamo voluto indagare sul pensiero politico di Chaplin, lui stesso non si è mai esposto molto e di certo avrebbe poco senso speculare a più di quarant’anni dalla sua morte.

Chaplin fu un uomo e un artista complicato, intellettuale, a volte profondamente contraddittorio ed estremamente riservato. Speriamo di averne dato un ritratto il più possibile fedele.

A margine aggiungiamo che fu molto legato ad alcuni suoi colleghi, specie a Douglas Fairbanks, uomo davvero molto diverso da lui, lo sottolineiamo per sfatare qualunque ombra di misantropia (altra voce che è sempre circolata su di lui). Nella biografia di Robinson si trovano le testimonianze di molti colleghi sul suo carattere. Si trova in ogni biblioteca ben fornita. Leggetele, ne vale la pena.


Fonti bibliografiche:
  • “Chaplin: la vita e l’arte” di David Robinson, Marsilio 1999
  • “La mia autobiografia” Charles Chaplin, Bur
Musiche di sottofondo usate per la puntata:
  • Jimmie Lunceford And His Orchestra – Ain’t She Sweet.
  • Jimmie Noone’s Apex Club Orchestra – Sweet Lorraine.
  • Jimmie Noone And His Orchestra – Hell in My Heart.
  • Jelly Roll Morton And His Red Hot Peppers – I’m Looking For a Little Bluebird.
  • Susan” di Vvsmusic, per la parte dei ringraziamenti.

Entrambi i brani sono sotto licenza Creative Commons.

Immagine di copertina:
Charlie Chaplin con la moglie Oona ed i figli Geraldine, Eugene, Victoria, Annette, Josephine e Michael nel 1961. Fonte: Wikimedia Commons.
Charlie Chaplin con la moglie Oona ed i figli Geraldine, Eugene, Victoria, Annette, Josephine e Michael nel 1961. Fonte: Wikimedia Commons.

Charlie Chaplin: da Lambeth a Los Angeles

L’infanzia e la carriera teatrale di Charlie Chaplin fino all’approdo nel mondo del cinema.

In questa puntata torniamo nel mondo del cinema con uno dei registi e attori più luminosi della sua storia: Charles Spencer Chaplin.

Nato in un povero quartiere di Londra, cresciuto fra ospizi di mendicità e appartamenti più che poveri, si costruì una carriera nel mondo del vaudeville. Col tempo divenne uno degli esponenti di punta degli Speechless Comedian, la compagnia di Fred Karno che, allora, era il più importante produttore teatrale in campo comico.

Da lì passò al cinema sotto la direzione di Mack Sennet, capo della Keystone, una delle compagnie di un’azienda di produzione di cortometraggi.

In questa puntata ci occupiamo di un lasso di tempo breve, dalla sua nascita fino al 1914, anno in cui nacque il Vagabondo, il suo personaggio-icona. Abbiamo scelto di soffermarci sui suoi primi anni perché senza di essi non potremmo mai capire né il Vagabondo, né lui, né tantomeno ciò che si celerà sotto le sue pellicole.

Ritratto di Charlie Chaplin durante il tour americano del 1912–1913 con la Karno company.
Ritratto di Charlie Chaplin durante il tour americano del 1912–1913 con la Karno company.
Chaplin nel 1915
Ritratto di Charles Chaplin nel 1915, eseguito dal fotografo americano Albert Witzel (1879–1929). Fonte: wikimedia commons.

Fonti bibliografiche:
  • “Chaplin: la vita e l’arte” di David Robinson, Marsilio 1999
  • “La mia autobiografia” Charles Chaplin, Bur
Musiche di sottofondo usate per la puntata:

Entrambi i brani sono sotto licenza Creative Commons.

Immagine di copertina:
Charlie Chaplin nel 1916
Charlie Chaplin nel 1916. The Daily Herald Collection at the National Media Museum, Bradford. Fonte: wikimedia commons.

Pocahontas

La storia di Pocahontas, raccontata sia dal punto di vista dei bianchi sia da quello dei nativi.

In questa puntata ci trasferiamo nelle Colonie per parlare di Pocahontas. Figura nota nel nostro paese solo in maniera marginale, è, invece, piuttosto famosa nel mondo anglosassone, specie negli Stati Uniti.  Tutto quello che gli occidentali sanno, o pensano di sapere, su di lei, è frutto della penna dei bianchi (soprattutto coloni dell’epoca) e di rielaborazioni posteriori. Il salvataggio di John Smith è, con ogni probabilità, un mito; la sua morte prematura e improvvisa ha dato adito a speculazioni e non sappiamo nulla di come visse il proprio matrimonio con John Rolfe.  Anche i Nativi Americani hanno una loro versione, che con quella dei Bianchi, ha poco a che vedere. Comunque la si guardi quella di Pocahontas è una storia triste, per non dire tragica: abbandonata dal proprio popolo per una manciata di fucili, o strappata alla sua terra dai bianchi che la portarono in Inghilterra dove morì appena salpata per tornare nelle Colonie.

Ad oggi, a 401 anni dalla sua morte, i Bianchi ancora non le rendono giustizia tenendo vivo in qualche modo il mito della donna indiana che, per un verso o per l’altro scelse il nostro mondo invece del suo.

Nel 1995 la Disney le ha dedicato un film, storicamente inattendibile, ma con un buon messaggio di fondo. Anche il Maestro Terrence Malick, nel 2005, le ha dedicato un film, “The New World”. Anche questo è storicamente inaccurato in molti punti: nel finale, nella rappresentazione eccessivamente candida dei Nativi e nel mettere in scena una storia d’amore fra lei e John Smith. Di testi in lingua italiana non credo ne esistono e quelli in inglese sono, in linea di massima, abbastanza schierati.


Fonti bibliografiche:
  • Price David A. “Love and Hate in Jamestown”, 2003, Random House.
  • Linwood “Little Bear” Custalow e Angela L. “Silver Star” Daniel “True Story of Pocahontas, the other side of story “, 2007, Fulcrum Publishing.
Musiche di sottofondo e suoni usati per la puntata: