Maria Luigia

Maria Luigia, Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla è figura nota, soprattutto nel territorio parmense. Abbiamo provato a dare un’immagine quanto più onesta e neutra possibile di una figura ancora così “iconica”.

Per chi è nato e cresciuto a Parma, o nella sua provincia, Maria Luigia ce l’ha un po’ nel DNA. Forse ormai questa cosa si sta perdendo, ma io che sono, per parte di padre, figlia di una famiglia di “parmigiani del sasso” (espressione tipica che indica, solitamente, un parmigiano nato nel centro città) ce l’ho sempre avuta nel sangue. Poi, devo ammetterlo, l’ho un po’ persa, ma sono cresciuta sentendo parlare di lei.

Questa puntata è stata difficile da preparare perché c’è stata una guerra costante fra quello che ora so e tutti i ricordi che emergevano mentre ci lavoravo sopra. La storia che ho imparato da bambina mi era stata raccontata dalle (pro)zie, che mi raccontavano quel che avevano imparato dai loro genitori e ne parlavano con ammirazione e forse anche un pizzico di devozione (e che, ovunque siano, avranno sicuramente apprezzato la puntata). Del resto nella mia famiglia Maria Luigia non era lontana se si considera che la più anziana delle mie zie era nata meno di un secolo dopo il suo arrivo a Parma. Io la consideravo la principessa, parmigiana, che governava con amore, poi ho scoperto che era austriaca, che si era sposata con Napoleone (per il quale da ragazzina nutrivo un’irragionevole antipatia) e che non aveva mai governato un bel nulla. Un brusco risveglio devo dire. Questo per dire che, probabilmente non solo nel mio caso, Maria Luigia è legata a doppio filo ai parmigiani o ai parmensi, c’è una Maria Luigia leggendaria e una storica e pur avendo a disposizione la storia devo dire che a volte è stato difficile non cadere vittima dei miei ricordi e della fascinazione che ella esercita ancora. Sicuramente ebbe il merito di fare molto, moltissimo, ma quando il gioco si fece duro scappò via e quando fu stanca non continuò a regnare, e, benché al tempo fosse sposata con Bombelles, uomo duro e reazionario, non provò mai ad ammorbidirlo preferendo la vita domestica. Questi aspetti meno nobili, ma perfettamente umani, sono poco noti, credo, almeno nella nostra realtà territoriale. O forse io non ho mai parlato di lei con le persone giuste.

E’ significativo che a Parma non vi sia nemmeno una via intitolata a uno degli uomini che governarono per lei, perché nessuno di essi lasciò il segno tanto quanto lei, nemmeno a Neipperg, probabilmente l’unico che ella amò davvero, che non riuscì mai a opporsi alle spese che Maria Luigia faceva per la propria corte e che poi gravavano sui parmigiani. Bombelles ebbe almeno il merito di sanare il debito pubblico. Separare il grano dal loglio non è facile e nemmeno lo è strappare o sollevare un velo che ormai resiste da circa due secoli, speriamo almeno di aver reso un ritratto equanime in un episodio che, forse, è più mio di quanto non sia di Davide che è oriundo.

Nei ringraziamenti mi è stato fatto notare da Davide, mentre montavamo, che mio padre sembra morto da come ne parlo, purtroppo ero abbastanza emozionata e non me ne sono nemmeno resa conto. Per onore di cronaca mio padre, grazie a Dio, è vivo e vegeto.


Fonti bibliografiche:
  • Herre Franz “Maria Luigia. Il destino di un’Asburgo da Parigi a Parma”. Mondadori 1997
  • Schiel Irmagrd “Maria Luigia, una donna che seppe amare e che seppe governare”. Longanesi 1984
Musiche di sottofondo utilizzate in questo episodio:

Tutti i brani sono distribuiti sotto licenza Creative Commons.

Maria di Scozia: “Nella mia fine è il mio principio”

Il processo e l’esecuzione di Maria di Scozia furono l’inevitabile conclusione di una situazione politica sempre più complessa dove la sua stessa esistenza costituiva una spina nel fianco per Inghilterra e Scozia dove suo figlio regnava con lo spettro incombente della madre.

In quest’ultima puntata analizziamo l’ultimo periodo della vita di Maria, grossomodo dal 1583 al 1587 anno della sua morte.  Come già detto in puntata col tempo la stessa vita di Maria venne giudicata incompatibile con la vita di Elisabetta, la sua figura poteva diventare centro di raccolta per scontenti o per cattolici che avessero in animo di restaurare il cattolicesimo e fu questo in definitiva che ne decretò la fine. La sua semplice esistenza in terra inglese divenne intollerabile e poiché era prigioniera si decise di toglierla di mezzo. Il complotto Babington fu quasi un “non complotto” visto che non si mise mai in atto e visto che Francis Walsingham fu sempre aggiornato degli eventi, tanto che intervenne solo quando ritenne di avere abbastanza materiale per arrestare Babington e gli altri congiurati e, infine, di poter mettere sotto processo anche Maria.

Delle accuse mossele, aver ucciso Darnley, aver concordato con Bothwell il suo rapimento, la sua partecipazione ai complotti mentre era in carcere, ben poche sono vere. Sicuramente ella fu messa spesso al corrente delle trame che si tessevano per liberarla, ma probabilmente non fu mai messa al corrente di tutto quel che sarebbe stato necessario fare per renderla libera. Solo verso la fine iniziò a considerare come sacrificabile la vita di chi la teneva in catene, anche se, a Babington, scrisse che approvava il piano in linea di principio e non scrisse mai a chiare lettere che comandava la morte di Elisabetta. Certo Maria non seppe mai destreggiarsi nella palude della politica scozzese e mancò di quell’acume politico necessario a un sovrano, ma non fu mai educata a sviluppare queste naturali mancanze.

Fidandomi troppo di me stessa ho erroneamente datato il complotto Babington al 1585, ebbe luogo  invece l’estate seguente, nel 1586.

Puntate precedenti su Maria di Scozia:


Fonti bibliografiche:
  • Fraser Antonia “Mary Queen of Scost” 1969, London ed. Weidenfeld & Nicolson
  • Weir Alison “Elizabeth the Queen” 1998, London ed. Pimlico
Musiche di sottofondo utilizzate in questo episodio:
  • Lamentations I” di Thomas Tallis, interpretata dai Tudor Consort;
  • Susan” di Vvsmusic, per la parte dei ringraziamenti.

Tutti i brani sono distribuiti sotto licenza Creative Commons.

Manutenzione sul sito

Manutenzione del dicembre 2017 sul sito di Gocce di Storia.

Stiamo aggiornando il sistema di conteggio degli accessi; l’operazione implica la modifica nei nomi di tutti i file audio del podcast. Di conseguenza potrebbero apparirvi come nuovi degli episodi che in realtà avete già ascoltato.

Vi preghiamo di perdonarci per il disturbo!

Maria di Scozia: nelle mani degli inglesi

La prigionia di Maria di Scozia e i vari e vaghi tentativi per portare alla sua liberazione.

Questa puntata abbisogna di una piccola premessa, è stata registrata e, in parte, preparata con una bella influenza in fase embrionale e qualche refuso qua e là è rimasto (il primo entro la settima parola o giù di lì), me ne scuso sinceramente.

Riportiamo di seguito i versi originali della poesia scritta da Elisabetta che abbiamo usato in apertura (fonte Wikipedia)

No foreign banished wight shall anchor in this port;
Our realm brooks not seditious sects, let them elsewhere resort.
My rusty sword through rest shall first his edge employ
To poll their tops that seek such change or gape for future joy.

La traduzione dei versi in oggetto è di nostro pugno.

Anche questa puntata tutto sommato occupa uno spazio di tempo relativamente breve, dalla primavera del 1568 all’estate del 1572 quando il duca di Norfolk venne giustiziato. In questo periodo Maria, dopo la disfatta di Langside, si gettò tra le braccia di Elisabetta senza pensare che la cugina difficilmente si sarebbe sporcata le mani per trarla d’impaccio e che poiché, per Elisabetta, l’Inghilterra veniva prima di qualunque altra cosa, Maria sarebbe stata sempre una pedina sacrificabile. Certo il momento in cui la sola presenza di Maria sarebbe divenuta insostenibile era ancora di là da venire, ma non di meno ella si cacciò inconsapevolmente in una strada senza uscita, in una cella da cui non sarebbe mai più uscita. Condannata a vivere da reclusa, lontana dagli affetti e dal figlio Maria fu costretta a farsi guidare da uomini non sempre all’altezza della situazione e il suo giudizio col tempo si fece sempre più offuscato tanto da invischiarsi, in un qualche modo, in almeno due cospirazioni  (in questa puntata è trattato solo il Complotto Ridolfi) cosa che alla fine le costò la vita.

Il coinvolgimento di Maria nel complotto Ridolfi benché sia certo può essere difficilmente valutato dato lo stato di estremo isolamento in cui viveva, isolamento che, appunto, andava erodendo le sue capacità di giudizio. Tale complotto prevedeva la morte di Elisabetta e mentre Norfolk venne giustiziato Maria venne graziata dalla sovrana. Questa decisione nacque in parte, probabilmente, da considerazioni di carattere dinastico. Se lei e Maria fossero morte la corona inglese sarebbe finita a Giacomo, allora bambino, e la prospettiva di dover lasciare il trono inglese alle rapaci mani dei nobili di Scozia non solo non era rosea, ma portava con sé delle conseguenze che avrebbero potuto essere potenzialmente disastrose.

Le altre puntate su Maria di Scozia:


Fonti bibliografiche:
  • Fraser Antonia “Mary Queen of Scost” 1969, London ed. Weidenfeld & Nicolson
  • Weir Alison “Elizabeth the Queen” 1998, London ed. Pimlico
Musiche di sottofondo utilizzate in questo episodio:
  • Benedictus” di Zero Project;
  • Susan” di Vvsmusic, per la parte dei ringraziamenti.

Tutti i brani sono distribuiti sotto licenza Creative Commons.

Maria di Scozia: la caduta

La caduta di Maria fu il risultato non solo dei vari interessi personali dei nobili, che li posero sempre al di sopra della lealtà verso la corona, ma anche della sua incapacità di tener loro testa.

In questa puntata il periodo analizzato è tutto sommato breve, va infatti dal febbraio 1567 ai primissimi giorni di maggio del 1568. Un anno e mezzo in cui la vita di Maria iniziò a precipitare in quel vortice dal quale, purtroppo non sarebbe mai uscita.

Quello che va capito, forse più di ogni altra cosa, è che, come accennato in puntata, ella non fu allevata per governare davvero e che la sua formazione in Francia non poteva addestrarla alla Scozia, altri sovrani ebbero purtroppo un destino analogo al suo.  In un momento storico dove i nobili, abituati a decenni di potere incondizionato, ci sarebbe voluta una mano diversa, forte, una persona cresciuta nel crogiolo degli intrighi di corte e con una forma mentis identica a quella dei nobili in questione. Purtroppo non fu così.

A margine annotiamo come Bothwell divorziò dalla moglie. Come detto al momento del rapimento di Maria egli era sposato, ma poichè erano state nozze dettate dalla convenienza la moglie Joan non si oppose. L’annullamento venne garantito da un vescovo che ratificò la mancanza di una dispensa (i due erano lontanamente imparentati), al momento delle nozze quello stesso vescovo aveva firmato quella stessa dispensa.  Questo episodio già di suo mostra come in quel mondo, quello della politica e delle relazioni diplomatiche in generale, ogni cosa fosse effimera e dai contorni anche troppo evanescenti. Navigare in acque tanto ricche di scogli nascosti richiedeva una capacità che ben pochi avevano, giacchè lo stesso Bothwell perse la partita e  almeno due dei reggenti del piccolo Giacomo VI vennero uccisi a causa di questo o quell’intrigo.  Questo ovviamente non valeva solo per la Scozia, ma per l’Europa intera.

Le altre puntate su Maria di Scozia:


Fonti bibliografiche:
  • Fraser Antonia “Mary Queen of Scost” 1969, London ed. Weidenfeld & Nicolson
  • Weir Alison “Mary Queen of Scots and the murder of Lord Darnley” Ballantine 2004
Musiche di sottofondo utilizzate in questo episodio:
  • Lamentations III” di Alfonso Ferrabosco, interpretato da The Tudor Consort;
  • Susan” di Vvsmusic, per la parte dei ringraziamenti.

Tutti i brani sono distribuiti sotto licenza Creative Commons.

Il podcast amatoriale di storia