Tutti gli articoli di Anna Lisa Manotti

Elisabetta di Baviera: la fuga da Vienna e ritorno

Elisabetta di Baviera: la fuga da Vienna e ritorno

Le fughe da Vienna di Elisabetta mentre la famiglia imperiale affronta numerose sfide interne ed esterne.

Dopo la morte di Sofia, Elisabetta cadde in una profonda depressione che si espresse attraverso una serie di malanni fisici che portarono a credere che avesse sviluppato una malattia ai polmoni potenzialmente fatale. Per curarla il medico ordinò un clima mite e lei scelse Madeira, ben lontano da Vienna. Questa fu la prima di molte “fughe” che la videro toccare i posti più disparati. Elisabetta da questi viaggi comprese quanto fosse forte il suo ascendente sul marito che lei poteva lasciare solo alla Hofburg a tempo indeterminato.  Elisabetta sfruttò  a proprio vantaggio il potere ricavato dalle sue fughe da Vienna. Lo usò per ritagliarsi più libertà e indipendenza, o per i figli, come nell’occasione in cui pretese di avere mano libera sull’educazione di Rodolfo, l’erede nato nel 1858.

Nel mentre Francesco Giuseppe dovette fronteggiare le conseguenze della sconfitta contro i Savoia e la partenza del fratello per il Messico.


Fonti bibliografiche:
  • “Sissi” Brigitte Hamann, ed. Tea, 1999
  • “Francesco Giuseppe: il lungo declino degli Asburgo” Alan Palmer, Mondadori, 1995
Musiche di sottofondo usate per la puntata:

Entrambi i brani sono sotto licenza Creative Commons e si possono ascoltare o scaricare liberamente da Jamendo.

Immagine di copertina:
L’imperatrice Elisabetta d’Austria a Madeira nel 1861. Autore sconosciuto. Fonte: Wikimedia Commons.
Altre immagini:
L’imperatrice Elisabetta d’Austria nel 1867. Litografia di Eduard Kaiser. Fonte: Wikimedia Commons.

Elisabetta di Baviera: da Possenhofen a Vienna

Elisabetta di Baviera: da Possenhofen a Vienna

I primi anni di matrimonio fra Elisabetta e Francesco Giuseppe e, sullo sfondo, i moti del 1848 e la Guerra di Crimea

Elisabetta di Wittelsbach, duchessa in Baviera cominciò la propria vita come una delle tante nobili che popolavano le terre mitteleuropee, almeno fino al momento in cui l’Imperatore d’Austria e suo primo cugino, Francesco Giuseppe,  decise di prenderla in moglie; il matrimonio ebbe luogo nel 1854.

Elisabetta, meglio nota alle masse come Sissi, è una figura iconica entrata nell’immaginario collettivo grazie anche ai film che le furono dedicati negli anni ’50. Tuttavia la sua rappresentazione è, purtroppo, ben lontana dalla realtà.

Donna malinconica, introversa, incline alla depressione, ribelle, polemica, intelligente, insofferente alle regole, visse anni di grande sofferenza psichica che ebbero effetti su tutta la famiglia e, in particolare, sul suo matrimonio con Francesco Giuseppe.  La sua vita si snodò in anni ricchissimi di eventi politici di grande rilevanza che, durante le puntate, andremo a vedere di volta in volta.

In questa ripercorriamo la sua infanzia, il fidanzamento e i primi anni di matrimonio, mentre sullo sfondo si ebbero i moti del 1848 e la Guerra di Crimea del 1853 che portò gravi conseguenze politiche alla corte asburgica.  La puntata si chiude con la morte della primogenita, Sofia, e mentre nella famiglia di Elisabetta accadevano molti lieti eventi, all’orizzonte si andava profilando la Seconda Guerra d’Indipendenza.


Fonti bibliografiche:
  • “Sissi” Brigitte Hamann, ed. Tea, 1999
  • “Francesco Giuseppe: il lungo declino degli Asburgo” Alan Palmer, Mondadori, 1995
Musiche di sottofondo usate per la puntata:

Entrambi i brani sono sotto licenza Creative Commons e si possono ascoltare o scaricare liberamente da Jamendo.

Inizialmente avevamo pensato di mettere come sottofondo qualcosa di Johann Strauss II, ma sembra che la sua produzione musicale sia composta solo da valzer, polche, quadriglie e marce, che non si adattavano molto bene al tema un po’ malinconico della puntata. Abbiamo quindi scelto questo brano di Liszt, composto fra il 1849 ed il 1850.

Immagine di copertina:
Franz Adam (1815-1886): Kaiserin Elisabeth von Österreich zu Pferd. Fonte: Wikimedia Commons.

La canonizzazione di Maria Goretti

La canonizzazione di Maria Goretti

Il racconto della sua elevazione agli onori dell’altare

Intanto partiamo con un’errata corrige. Ci sono tre volte in cui chiamo la madre di Maria, “Maria”, solo dopo uso il suo nome esatto “Assunta”. Non so da dove sia venuta questa svista e me ne scuso.

La puntata verte in gran parte su come e perché Maria venne fatta santa e si può dire, quasi, che se il momento storico fosse stato diverso ora non apparirebbe sui nostri calendari al sei di luglio.  In queste righe ci preme soffermarci sul clima politico e sociale che precedette la sua canonizzazione.

I costumi erano cambiati e molto; gli americani, sbarcati in Sicilia, avevano portato un’onda di vitalità in netto contrasto con l’austerità in cui stavamo vivendo. Vi furono molti matrimoni, ma anche molte promesse infrante; le donne cominciarono a fumare liberamente, a uscire, a tirarsi la gonna al ginocchio o poco sopra, ad amoreggiare con soldati ed ufficiali. Tutto comprensibile, se si pensa da quanti anni l’Europa era in guerra e se si considera che l’euforia è un arma potentissima per smuovere gli animi delle persone.  Questo mutamento, che non si arrestò, spaventò molto i cattolici, laici e non, che vedevano crollare il mondo dove avevano sempre vissuto.

Questa non è sede per discutere di patriarcato o controllo sociale delle donne, ma possiamo dire che si temeva la nostra crescente libertà, perché andava a minare un sistema sociale antichissimo e comune a tutto il mondo occidentale (non dimentichiamo che in America vi furono donne uccise perché si rifiutarono di tornare dentro le mura di casa). E Maria faceva al caso giusto. Il modello perfetto per giovani giudicate troppo intraprendenti. Il messaggio era chiaro: pagate con la vita, ma non cedete alla tentazione di sottomettervi. Il messaggio dato durante la cerimonia di santificazione era chiarissimo, in contrasto con dottori della chiesa quali Sant’Agostino. Lui stesso, secoli addietro, si era pronunciato a favore delle donne vittime di stupro, asserendo che non vi fosse in loro nessuna colpa o impudicizia se sceglievano di salvarsi la vita.

Noi speriamo d’aver reso il ritratto di Maria per quel che era, una bambina illetterata, costretta alla povertà e vittima di un destino non scelto. Lo stesso si può dire del suo assassino: Alessandro era vittima del medesimo sistema e compì un atto ingiustificabile per uscirne. L’immagine che abbiamo scelto è volutamente provocatoria: una ragazzina-donna (per altro bionda, sappiamo che Maria era mora) con le mani giunte, sotto il coltello di un uomo alto e possente. Maria era gracile, non certo così tonda, e Alessandro era tutt’altro che imponente.  Furono la miseria e il sistema fondiario a portare Maria, Alessandro e migliaia di altre anonime vittime alla morte o a fini altrettanto terribili.

La prima puntata di questa serie di due si trova qui.


Fonti bibliografiche:
  • “Maria Goretti. Una santa nel quotidiano” Dino de Carolis, ed. Paoline, 2000
  • “Povera santa, povero assassino” Giordano Bruno Guerri, Mondadori, 2001
Musiche di sottofondo usate per la puntata:

Entrambi i brani sono sotto licenza Creative Commons e si possono ascoltare o scaricare liberamente da Jamendo.

Immagine di copertina:
Illustrazione del 1947 che ritrae il martirio di Maria Goretti.
Illustrazione del 1947 che ritrae il martirio di Maria Goretti.

La vita nell’Agro Pontino ai tempi di Maria Goretti

La vita nell’Agro Pontino ai tempi di Maria Goretti

Uno sfondo storico-sociale a cavallo fra fine ‘800 e inizi del ‘900

In questa e nella prossima puntata, ci occuperemo di Santa Maria Goretti, elevata agli altari come martire nel 1950. In questa prima parte abbiamo stretto l’obiettivo sulla vita dei contadini nell’Agro Pontino fra fine ‘800 e primissimo ‘900, cercando di mostrare la miseria materiale e, talvolta, spirituale, in cui versavano le masse contadine sfruttate dai latifondisti fino allo sfinimento. Maria nacque povera e morì povera, in un contesto sociale ai limiti della sopravvivenza, dove, di avere dei diritti, non c’era nemmeno da parlarne.

L’ultima parte della puntata è dedicata alla vita religiosa e agli insegnamenti della chiesa tipici di quel periodo, trattati, non solo per amore di storia, ma perché necessari per dare un quadro a tutto tondo della sua esistenza.

Nell’episodio Maria Goretti appare in modo limitato, una figura sullo sfondo di un quadro molto più ampio, ma che serve a mostrare uno spaccato dell’Italia che sembra lontano e non lo è.


Fonti bibliografiche:
  • “Maria Goretti. Una santa nel quotidiano” Dino de Carolis, ed. Paoline, 2000
  • “Povera santa, povero assassino” Giordano Bruno Guerri, Mondadori, 2001
Musiche di sottofondo usate per la puntata:
  • Rêverie, L.68” di Claude Debussy, eseguito da OnClassical.
  • Susan” di Vvsmusic, per la parte dei ringraziamenti.

Entrambi i brani sono sotto licenza Creative Commons e si possono ascoltare o scaricare liberamente da Jamendo.

Immagine di copertina:
Mappa della campagna di Roma
Giovanni Antonio Magini – Tavola 42 dell’Italia (1604), pubblicata dal figlio Fabio (1620). Fonte: Wikimedia Commons

Charlie Chaplin: vita e morte del Vagabondo

Charlie Chaplin: vita e morte del Vagabondo

Dall’indipendenza artistica  fino all’esilio europeo e alla morte.

Nell’episodio precedente abbiamo visto il periodo che andava dalla difficile infanzia di Chaplin fino al suo arrivo alla Keystone.

In questa puntata ci occupiamo di un largo lasso di tempo che va dall’indipendenza artistica di Chaplin fino alla sua maturità e morte e, del personaggio del Vagabondo.

Suo marchio di fabbrica, il Vagabondo lo accompagnò per più di vent’anni allegoria dell’uomo vessato, pressato e spesso perdente in una società altamente capitalista, ma che si rialza sempre o quasi.

I suoi lungometraggi, di cui consigliamo la visione, sono la sintesi perfetta del pensiero chapliniano e non è raro sorridere, piuttosto che ridere.

Ci siamo occupati della sua intricata vita personale, ma ci siamo volutamente astenuti dal trattare le teorie “da gossip” che negli anni sono uscite per spiegare la sua preferenza per le donne più giovani di lui. A questo proposito vi rimandiamo, soltanto, alla scelta registica fatta da Richard Attenborough nel suo “Charlot” dove la stessa attrice impersona due suoi grandi amori. Personalmente concordo.

Allo stesso modo non abbiamo voluto indagare sul pensiero politico di Chaplin, lui stesso non si è mai esposto molto e di certo avrebbe poco senso speculare a più di quarant’anni dalla sua morte.

Chaplin fu un uomo e un artista complicato, intellettuale, a volte profondamente contraddittorio ed estremamente riservato. Speriamo di averne dato un ritratto il più possibile fedele.

A margine aggiungiamo che fu molto legato ad alcuni suoi colleghi, specie a Douglas Fairbanks, uomo davvero molto diverso da lui, lo sottolineiamo per sfatare qualunque ombra di misantropia (altra voce che è sempre circolata su di lui). Nella biografia di Robinson si trovano le testimonianze di molti colleghi sul suo carattere. Si trova in ogni biblioteca ben fornita. Leggetele, ne vale la pena.


Fonti bibliografiche:
  • “Chaplin: la vita e l’arte” di David Robinson, Marsilio 1999
  • “La mia autobiografia” Charles Chaplin, Bur
Musiche di sottofondo usate per la puntata:
  • Jimmie Lunceford And His Orchestra – Ain’t She Sweet.
  • Jimmie Noone’s Apex Club Orchestra – Sweet Lorraine.
  • Jimmie Noone And His Orchestra – Hell in My Heart.
  • Jelly Roll Morton And His Red Hot Peppers – I’m Looking For a Little Bluebird.
  • Susan” di Vvsmusic, per la parte dei ringraziamenti.

Entrambi i brani sono sotto licenza Creative Commons.

Immagine di copertina:
Charlie Chaplin con la moglie Oona ed i figli Geraldine, Eugene, Victoria, Annette, Josephine e Michael nel 1961. Fonte: Wikimedia Commons.
Charlie Chaplin con la moglie Oona ed i figli Geraldine, Eugene, Victoria, Annette, Josephine e Michael nel 1961. Fonte: Wikimedia Commons.